SACRO CUORE DI GESÚ





In particolare nella corrispondenza con Madre Saumaise, la sua prima superiora e confidente, dobbiamo i particolari più interessanti. A lei è diretta infatti la “lettera 86” in cui si parla della perseveranza finale, tema allora scottante nel fervore del confronto coi protestanti, e cosa anche più notevole dalla fine di febbraio al 28 agosto del 1689, si elabora appunto il testo di quello che potrebbe sembrare un vero e proprio messaggio di Gesù al re Sole: “quello che mi consola” dice appunto “è che spero che in cambio delle amarezze che questo Divino Cuore ha sofferto nei palazzi dei grandi con le ignominie della sua Passione, questa devozione ve lo farà ricevere con magnificenza… e quando io gli presento le mie piccole richieste, relative a tutti i dettagli che mi sembrano tanto difficili da realizzare, mi sembra di sentire queste parole: - Credi che io non possa farlo? Se tu credi vedrai la potenza del mio Cuore nella magnificenza del mio amore! –”

Fin qui potrebbe trattarsi più d’un desiderio della santa, che di una precisa rivelazione di Cristo… tuttavia in un'altra lettera il discorso si fa più preciso:

“… ecco le parole che ho inteso a proposito del nostro re: - Fai sapere al figlio primogenito del mio Sacro Cuore, che come la sua nascita temporale è stata ottenuta grazie alla devozione alla mia Santa Infanzia, allo stesso modo otterrà la nascita alla grazia ed alla gloria eterna attraverso la consacrazione che farà di se stesso al mio cuore adorabile, che vuole trionfare sul suo, e con la sua mediazione raggiungere quelli dei grandi della terra. Vuole regnare sul suo palazzo, essere dipinto sui suoi stendardi, stampato sulle insegne, per renderlo vincitore su tutti i nemici, abbattendo ai suoi piedi le teste orgogliose e superbe, per farlo trionfare su tutti i nemici della Santa Chiesa – Voi avrete motivo di ridere, mia buona Madre, della semplicità con cui scrivo tutto questo, ma seguo l’impulso che mi è stato dato nello stesso istante”

Questa seconda lettera dunque fa pensare ad una rivelazione specifica, che la santa s’affretta a scrivere per conservare il più possibile la memoria di quanto ha udito e più avanti, il 28 agosto, sarà ancora più precisa:

“il Padre Eterno volendo riparare alle amarezze ed all’angoscia che l’Adorabile Cuore del Suo Figlio divino ha sofferto nelle case dei principi della terra attraverso le umiliazioni e gli oltraggi della sua passione, vuole stabilire il suo impero nella corte del nostro grande monarca, di cui vuol servirsi per l’esecuzione del proprio disegno, che deve compiersi in tal modo: far costruire un edificio dove sarà sistemato un quadro del Sacro Cuore per ricevervi la consacrazione e gli omaggi del re e di tutta la corte. E per di più, volendo il Divino Cuore rendersi protettore e difensore della sua sacra persona contro tutti i suoi amici visibili ed invisibili, da cui vuole difenderlo, e mettere la sua salute al sicuro attraverso questo mezzo … l’ha scelto come suo fedele amico per far autorizzare la messa in suo onore dal Seggio Apostolico ed ottenere tutti gli altri privilegi che devono accompagnare questa devozione al Sacro Cuore, attraverso la quale vuole distribuire i tesori delle sue grazie di santificazione e di salute, spandendo con abbondanza le sue benedizioni su tutte le sue imprese, che farà riuscire a sua maggior gloria, garantendo una felice vittoria alle sue armate, per farle trionfare sulla malizia dei suoi nemici. Sarà dunque felice se prenderà gusto a questa devozione, che gli stabilirà un regno eterno d’onore e di gloria nel Sacro Cuore di Nostro Signore Gesù Cristo, il quale si prenderà cura d’elevarlo e di renderlo grande in Cielo davanti a Dio suo Padre, nella misura in cui questo grande monarca vorrà innalzarlo di fronte agli uomini dagli obbrobri e dall’annientamento che questo Divino Cuore ha sofferto, procurandogli gli onori, l’amore e la gloria che si aspetta…”

Come esecutori del piano suor Margherita indica Padre La Chaise e la superiora di Chaillot, contattata appunto dalla Saumaise.

Più tardi, il 15 settembre 1689 il piano torna in una lettera indirizzata invece a Padre Croiset, il gesuita che pubblicherà l’opera essenziale sulla devozione al Sacro Cuore:

“…c’è ancora un’altra cosa che mi preme… che questa devozione corra nei palazzi dei re e dei principi della terra… servirebbe di protezione alla persona del nostro re e potrebbe condurre alla gloria le sue armi, procurandogli grandi vittorie. Ma non è a me che spetta dirlo, bisogna lasciare agire la potenza di questo adorabile Cuore”

Il messaggio dunque c’era, ma per espressa volontà di Margherita non fu mai presentato in questi termini. Non si trattava d’un patto fra Dio ed il re, che garantisse la vittoria in cambio della consacrazione, quanto piuttosto la certezza, da parte della santa, che ogni tipo di grazia sarebbe giunta al re in cambio d’una libera e disinteressata devozione, volta solo a risarcire il Cuore di Gesù delle offese patite da parte dei peccatori.

Inutile dire che il re non aderì mai alla proposta, tutto fa pensare anzi che nessuno gliela illustrasse, per quanto padre La Chaise, indicato da Margherita nella sua lettera, fosse effettivamente il suo confessore dal 1675 al 1709 e conoscesse bene anche padre La Colombière, che egli stesso aveva inviato a Paray le Monial.

D’altra parte le sue vicende personali e familiari erano in quel momento ad un punto molto delicato. Sovrano assoluto ed arbitro d’Europa fino al 1684, il re aveva radunato la nobiltà nel famoso palazzo di Versailles, facendo dell’aristocrazia turbolenta d’un tempo una corte disciplinata: una convivenza di diecimila persone che seguivano un’etichetta rigorosa, interamente dominata dal re. In questo piccolo mondo a parte tuttavia le incomprensioni della coppia reale, la convivenza del re con una favorita che gli aveva dato ben sette figli e lo “scandalo dei veleni” una tenebrosa vicenda che aveva visto colpevoli i più alti dignitari della corte, aveva aperto grosse voragini.

La morte della regina, nel 1683, permise al re di sposare segretamente la devotissima Madame Maintenon e da allora condusse una vita austera e ritirata, dedicandosi a numerose opere pie. Rientra in questo nuovo orientamento della sua vita anche la revoca dell’editto di Nantes, nel 1685 e l’appoggio al re cattolico Giacomo II d’Inghilterra, accolto in Francia nel 1688, cui fece seguito lo sfortunato tentativo di restaurare il cattolicesimo sull’isola. Si tratta sempre e comunque di gesti gravi, ufficiali, lontani dall’abbandono mistico al Sacro Cuore suggerito da Margherita. La stessa Madame Maintenon, che a quattordici anni aveva lasciato il protestantesimo d’adozione per convertirsi alla religione cattolica, professava una fede severa, colta, attenta ai testi, che lasciava poco spazio ad una nuova forma di devozione e s’avvicinava in realtà più al Giansenismo che al cattolicesimo vero e proprio.

Con fine intuito Margherita, che pur non sapeva nulla della vita di corte, aveva colto l’immenso potenziale umano rappresentato da Versailles; se all’arido culto del Re Sole si fosse sostituito quello del Sacro Cuore le diecimila persone che vivevano nell’ozio si sarebbero veramente trasformate nei cittadini della Gerusalemme Celeste, ma nessuno poteva imporre un cambiamento del genere da fuori, doveva maturare da solo.

Purtroppo la gigantesca macchina che il re s’era costruito attorno per difendere il suo potere, finì per soffocarlo e l’eccezionale proposta che gli era stata fatta non giunse mai al suo orecchio!

A questo punto, poiché s’è parlato d’immagini e stendardi, è necessario aprire una parentesi, perché siamo abituati ad identificare il Sacro Cuore con l’ottocentesca immagine di Gesù a mezzo busto, col cuore in mano o dipinto sul petto. Ai tempi delle apparizioni una proposta del genere avrebbe sfiorato l’eresia. Di fronte alla serrata critica luterana le immagini sacre s’erano fatte molto ortodosse e soprattutto spoglie d’ogni concessione ai sensi. Margherita pensa di concentrare la devozione su un’immagine stilizzata del cuore stesso, atta a concentrare il pensiero sull’amore divino e sul sacrificio della croce.


CONSACRAZIONE AL CUORE DI GESÚ



Io (nome) dono e consacro al Cuore adora­bile di Gesù la mia persona e la mia vita, le mie azioni, pene e sofferenze per non più servirmi di alcuna parte del mio essere, se non per onorarlo, amarlo e glorificarlo.

E' questa la mia irrevocabile volontà: essere tutto suo e fare ogni cosa per suo amore, rinunciando a tutto ciò che può dispiacergli.

Ti scelgo, Sacro Cuore di Gesù, come unico oggetto del mio amore, custode della mia vita, pegno della mia salvezza, rimedio della mia fragilità e inco­stanza, riparatore di tutte le colpe del­la mia vita e rifugio sicuro nell'ora del­la mia morte.

Sii, o Cuore di bontà e di misericordia, la mia giustificazione presso Dio Padre e allontana da me la sua giusta indi­gnazione. Cuore amoroso di Gesù, pon­go in te la mia fiducia, perchè temo tut­to dalla mia malizia e debolezza, ma spero tutto dalla tua bontà.

Distruggi in me quanto può dispiacer­ti. Il tuo puro amore s'imprima profon­damente nel mio cuore in modo che non ti possa più dimenticare o essere separato da te.

Ti chiedo, per la tua bontà, che il mio nome sia scritto in te, poichè voglio vivere e morire come tuo vero devoto. Sacro Cuore di Gesù, confido in te! (di S. Margherita Maria Alacoque)

 





 


 
1...2...3...Succ >>